La storia

Il Drappo fuori dall'abitazione di Giuseppe GaggianoLa storia del DrappoBianco (formalmente Drappobianco Movimento Popolare) inizia una sera: verso le 20 dell’8 dicembre 2014.

In realtà, il Drappo è nato diverso tempo prima, quando una mattina, preso dallo sconforto e dall’esigenza di comunicare la sua situazione, il fondatore, Giuseppe Caggiano, espone un telo bianco, a lutto, sul cancello della sua azienda.

Mi sentivo di non poter fare niente, ero impotente. Avevo un lenzuolo e ho messo quello. Bianco e a lutto perché mi sentivo che ci stavano uccidendo tutti.

Giuseppe, per fortuna, non si lascia prendere dallo sconforto senza pensare che si può fare qualcosa. Che il suo sentimento, il suo sentire, è condiviso anche da altri: imprenditori ma anche lavoratori, disoccupati, padri di famiglia.

Intere generazioni di italiani che non ci stanno, che sono stanchi del sistema, che vogliono cambiare perché lo sanno: gli italiani hanno fatto grande l’Italia e le imprese italiane sono invidiate nel mondo.

Inizia una battaglia

Un’idea, una intuizione può cambiare il mondo?

Si: tutte le rivoluzioni, di qualsiasi genere, tutti i cambiamenti nascono da un seme piccolo. Quel giorno è iniziata una battaglia contro il sistema-stato che soffoca le persone, le aziende, che uccide l’anima del popolo italiano, l’onestà, la laboriosità, la capacità di restare attuali, di fare la propria parte nel mondo.Un blocco di marmo listato a lutto

Quel Drappo, nato in un momento di sconforto, diventa un simbolo di ribellione.

Un simbolo che, però, da solo non basta.
Così, Beppe inizia a parlare delle sue idee con gli altri. Gli amici, i dipendenti la famiglia, gli imprenditori con cui viene in contatto. Le persone che condividono le idee di Giuseppe aumentano. Il simbolo si moltiplica: il drappo compare nei paesi attorno, si sparge per la Lombardia e oltre. Molto oltre.

Il suoi scopo è di svegliare le coscienze di chi ancora non si vuole arrendere.

Giuseppe cambia: il Drappo è il Drappo. Ma lui lo scolpisce nel marmo.

Una storia di oggi

Collage di un murales "Non si cambia la storia chiedendo il permesso"La storia del Drappobianco prosegue e l’idea si è trasformata in un movimento di ribellione pacifica, composto dalle persone più differenti.
Non ci sono distinzioni di razza, sesso, religione, appartenenza politica, geografica, cultura, classe sociale. Ne fanno parte imprenditori, imprenditrici, liberi professionisti, casalinghe, operai, impiegati, disoccupati.

Il drappo è per tutti quelli che sono stanchi del sistema-Italia e sanno che le cose possono cambiare.

Per partecipare non serve nulla se non la condivisione dei valori del Movimento:

  1. Meno sprechi pubblici

  2. Meno burocrazia

  3. Equità della spesa pubblica regionale in proporzione agli abitanti

  4. Drastica riduzione del carico e dell’evasione fiscali

  5. Volontarietà e gratuità di ogni e qualsiasi prestazione, ufficio o carica di nomina politica, centrale o locale

Il drappo non è un partito. Non è un organo di governo o un’associazione istituzionale. Il drappo raccoglie chi condivide queste idee, anche appartenenti a partiti diversi.

Qui i partiti non contano. Qui conta cambiare le cose, rompere le regole.

Il Drappobianco cerca sede in città

In cambio il gruppo si impegna a riqualificare
gli spazi utilizzati.

L’appello arriva direttamente dal fondatore Giuseppe Caggiano ed è rivolto a chiunque potesse fornire un locale per riunioni ed incontri con i cittadini.

Il gruppo non ha grande pretese e nella nuova sede si prefigge l’obbiettivo di espandersi e farsi conoscere anche in altri territori avendo un altro punto di riferimento locale nel comasco.

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