Italiani, finanza della povera gente

Avevano cominciato a considerare il governo degli Usa come una mera appendice dei loro affari.
Ora sappiamo che il governo esercitato dalla finanza organizzata è altrettanto pericoloso del governo della malavita organizzata.
Franklin Delano Roosevelt, 32° presidente degli Stati Uniti, al Madison Square Garden di New York, 1936.
(Citato in Marcello De Cecco, Roberta Carlini, Alla radice della crisi, il manifesto, 5 dicembre 2008)

Oggi, in Italia, 7,2 milioni di cittadini sono in grave difficoltà economica. Sono 3,1 milioni di famiglie. (Fonte: Roberto Monducci, direttore dell’ISTAT,  2017, audizione alla commissione al bilancio di Camera e Senato).

Immagina

Io, i numeri così grandi faccio fatica a immaginarli.
Faccio sempre i conti “della serva” e quando si usano questi numeri, tipici della “finanza umana” (nel senso che gestisce persone come denaro), ho un brivido di raccapriccio.

Mi serve un qualche riferimento reale e cerco un paragone comprensibile.
Penso, ad esempio, che la Danimarca fa meno di 6 milioni di abitanti. La Norvegia ne ha 5.

Non bastano.

La Bulgaria… Ha giusto 7,2 milioni di abitanti, una superficie di 110 mila Km quadrati. Entrata nell’Unione Europea l’1 gennaio 2007, è un paese ricco di cultura e pieno di brava gente.

Ecco: adesso riesco a rendermene conto: una fetta d’Italia grande come la Bulgaria fatica a mettere insieme il pranzo e la cena.

Ma quanto spazio occupano 3,2 milioni di famiglie?

La Torre Solaria del Progetto Porta Nuova di Milano (143 metri d’altezza, l’edificio residenziale più alto d’Italia) ospita 104 appartamenti. Pensando a una famiglia per appartamento (perché possiamo far finta che tutti possano avere un proprio appartamento di lusso)… Fanno 30.770 palazzi. Di cui uno occupato solo parzialmente, ok. Ma sono tanti.

TRENTAMILASETTECENTOSETTANTA

Finanza sulla pelle

Questi numeri spaventano. O meglio: danno da pensare, se li si pensa come numeri.
Come fanno i banchieri, i politicanti, gli amministratori che vivono in palazzi dorati. Quelli che lavorano “sulle masse”. Che non prendono in considerazione i “singoli casi” perché loro devono pensare al bene comune. Non al bene dei singoli. Finché questi sono numeri, si possono “amministrare”, “gestire”.

Ma quanti singoli ci vogliono per fare una comunità?

Una Bulgaria di povertà è da considerare ancora come un insieme di casi singoli oppure può essere ammessa al ruolo di “problema nazionale”?

Leggo, immagino questi numeri, li immagino diventare persone e mi chiedo a cosa siano serviti oltre 2000 anni di storia. A cosa serve vivere nel “paese più bello del mondo”? Come siamo arrivati qui? Perché le cose peggiorano sempre più?

La crisi, ragazzo

Mi stai prendendo in giro?

Si, mi stai prendendo in giro. Non siamo nell’800. Chi vuole si può informare. Può sapere, vedere. La crisi c’è stata.
In gran parte del mondo, nella maggior parte del mondo, è arrivata, ha avuto un’influenza limitata e poi è sparita.
Partita dagli USA per problemi della loro finanza, è sbarcata in Europa. Ha messo in ginocchio i soliti paesi (che la stanno ancora pagando), si è sentita leggermente in altri mentre per altri ancora è stata addirittura occasione di rilancio economico.

Le cose, ora, sono già cambiate. Perché continuare a prenderci in giro?

Crisi  (dal greco κρίσις, decisione) è un cambiamento traumatico o stressante per un individuo, oppure una situazione sociale instabile e pericolosa.

Il cambiamento c’è stato. Ma ora non c’è più. Qui non cambia nulla e c’è tutto l’interesse perché nulla cambi. Mai.
Come comandano le banche (notoriamente le aziende più innovative nel corso dei secoli, vero?), l’inflazione deve restare sotto controllo a tutti i costi, anche della vita umana.
I mercati sono stati spartiti, post crisi, tra le potenze economiche neo coloniali.
L’Europa, invece… Fa l’Europa.
Un organismo sovranazionale, ormai indispensabile, ma nato come associazione economica e rimasto tale.
Cosa ci si può aspettare da qualcosa nata per tutelare la finanza? Non stiamo parlando di un organismo umanitario: non è nata per salvare le persone dalla povertà. In fondo non è nata nemmeno per salvare l’economia reale.
L’Europa è nata per tutelare un mercato economico-finanziario. Cosa che sta facendo con ogni mezzo. Non è la Croce Rossa.

Il labirinto

Tutto questo sotto gli occhi delle persone. Di quelli che si vedono portare via il benessere conquistato, il futuro.
Distratti dai reality, dai premi di consolazione, dagli 80 euro, dagli inganni di  leggi che contengono calcoli che sembrano studiati appositamente per ingannare. Distratti da finti litigi politici in nome di ideologie provenienti dai secoli passati e ormai palesemente inadeguate al mondo di oggi.
Un furto in piena regola, portato avanti grazie a un insieme di cavilli, leggine, regolamenti che, raccontato a chi in questo Paese ha creduto, dando spesso la vita per la Patria, avrebbe suscitato orrore.

Il presente è così. Il futuro… Meglio!

Se i numeri, diventati persone, fanno paura. Se alla crisi attuale ci crede solo ci vuole crederci o chi preferisce nascondersi… Si può pensare al futuro. Un sacrificio da fare oggi per un futuro migliore. No?

NO

Solo il 60,3% dei giovani dai 25 ai 34 anni ha un lavoro.  (Fonte: Roberto Monducci, direttore dell’ISTAT,  2017, audizione alla commissione al bilancio di Camera e Senato)

Di più: per sopravvivere abbiamo famiglie e aziende che stanno consumando le risorse che le generazioni precedenti hanno accumulato. Terreni, case, eredità vecchie di secoli vengono svendute a prezzi “da crisi”.

Nonni con (poca) pensione che mantengono nipoti disoccupati, definiti “sfaccendati” da governanti che ignorano la difficoltà di trovare lavoro.
Aziende che chiudono,  strette nella morsa di una tassazione diretta astronomica, di una burocrazia che stritola e tritura qualsiasi cosa.

Che fine farà l'Italia con questa finanza?Fight or Flight!

Come reagisci davanti a tutto questo?

Vuoi andare via? Vai all’estero? Ti trasferisci? Raccogli i tuoi (oramai) stracci e abbandoni? Abbandoni i tuoi operai qualificati? Lasci perdere l’azienda che tuo nonno e tuo padre hanno faticato a costruire pezzo per pezzo?

OK, hai scelto “flight”. Voli via. Speriamo di rivederci, in futuro. Chissà.

Noi, invece, scegliamo “fight”. Combattiamo.

Combattiamo per una Bulgaria di poveri che sono il simbolo del fallimento della politica e dell’economia italiana di questi anni. Combatteremo anche per te.

Lotteremo perché questi nostri secoli di storia, le nostre famiglie, le nostre aziende e il nostro paese (perché è così: è anche NOSTRO), non vengano sepolti da quello che ci viene spacciato come una montagna di cioccolato.
Ma garantiamo che del cioccolato ne ha solo l’aspetto. Ai nostri nasi sembra tutt’altro.

Beh, ora siamo stufi. Ora si cambia.

 

Alessio Oggioni

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Il Drappobianco cerca sede in città

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